Tiziana musi - marco minguzzi

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  Margini, confini, limiti, territorio, superamento, chiusura, apertura: mai come in questi ultimi anni sia sotto un profilo etico, che culturale e artistico, è stato utilizzato il termine confine inteso come limite da oltrepassare.  Ma perché questa urgenza a  superare i confini?
Perché il limite è vissuto come un ostacolo ?
Anche nell’arte il concetto di limite e confine è stato ampiamente dibattuto: la nostra la possiamo definire un età in transito. Non si vuole riproporre ovviamente una dualità tra pensiero forte/ pensiero debole, tra impegno etico/leggerezza dell’esistente, ma  proprio sulla scorta di queste considerazioni si può entrare con maggiore facilità nel mondo poetico di
Carlo Ambrosoli e Marco Minguzzi, artisti distanti per formazione e percorsi biografici, ma vicini negli esisti artistici dei loro ultimi lavori, certamente legati al fare pittura nel senso più proprio del termine
Entrambi si soffermano a riflettere sulla funzione attuale della pittura e lo fanno  ripensando le strutture compositive fondamentali : affrontano il problema dall’interno, rivisitando la
cornice, quale  elemento identificativo dell’oggetto- quadro.
Per
Carlo Ambrosoli la cornice diventa  protagonista assoluta: non delimita uno spazio riempito, ma uno spazio vuoto. Cornici ornamentali, barocche, sensuali e mostruose che contengono,all’interno di un gioco di  détournement, di smontaggio dell’impalcatura tradizionale pittorica, elementi allusivi della realtà contemporanea: reperti bellici, tecnologici,naturali. L’artista si è smarrito nel rappresentare il consueto e si può rifugiare solo in una marginalità desueta: lo stare ai margini, tipico dell’atteggiamento esistenziale dell’artista, trova una sua più vigorosa conferma dalla dis-locazione degli  oggetti delle opere di Ambrosoli che sembrano rifugiarsi nella cornice delimitante il vuoto della tela, si affollano nel tentativo di ritrovare una specifica autonomia rappresentativa.. Per il momento sopravvivono in  un divertito gioco di nascondimenti, che consente all’artista il pretesto per continuare a dipingere.
Diversi, invece, i risultati della ricerca artistica di
Marco Minguzzi, sperimentatore puro di tecniche artistiche diverse.  Il lavoro di Minguzzi, composto da una serie di opere di uguali dimensioni dal titolo Next, si forma non per  sottrazione, come in quello di Ambrosoli, ma per stratificazione:nei suoi quadri la doppia cornice apre finestre su realtà già sedimentate come finzione. Quindi finzione nella finzione. Anche qui assistiamo ad operazione di spaesamento ludico tramite il quale  il quadro, nella sua rigorosa tessitura cromatica rimanda tumultuosamente e repentinamente ad altri quadri:città, fiori, colori, oggetti fantastici diventano così  stanze di un museo immaginario alla Malraux.
                                                                                                               Tiziana Musi  
t.musi@libero.it

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