Francesca Gianna - marco minguzzi

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Marco Minguzzi nasce a Roma nel 1952, città dove vive e lavora.
Il suo campo d'azione é essenzialmente la pittura e la grafica 3D, uno
stile nato negli ultimi anni come forma d'arte con cui si riesce a coniugare
la fotografia contemporanea alla più tradizionale pittura.
Sperimentatore di tecniche e linguaggi artistici differenti, Minguzzi
utilizza liberamente l'incisione, la tavola di legno, il graffito, il disegno
acquerellato, l'olio, come fossero strumenti più che tecniche esecutive.
Da questo si deve partire per l'analisi dell'opera di questo vivace artista
contemporaneo.
Nei suoi dipinti si scorgono tracce nascoste, appena accennate, come
fossero flash d'immagini lontane che, invece, se osservate più da vicino,
appartengono alla simbologia ed al linguaggio dell'attuale società.
La tecnica utilizzata le fa diventare dei moderni fossili, tracce, impronte,
graffi, inflitti volontariamente o lasciati inconsciamente come da
una forza invisibile, ma quanto mai reale.
Insita in queste opere, è volontà di comunicare messaggi: semplici,
chiari e ben visibili come quelli lanciati nel mare dai naufraghi dentro le bottiglie.
L'antica arte dell'iconografia e dell'iconologia qui si fa visionaria e non
è un caso che Marco Minguzzi scelga come mezzo espressivo proprio
quello della tecnologia: da essa, egli individua la nuova voce per dare
forma ai suoi "messaggi in bottiglia".
La sua ricerca, però, affonda le radici, oltre che nel terreno fertile del
nuovo mezzo grafico, anche nel passato: espliciti, risultano i riferimenti
all'ormai storico movimento surrealista, in cui le immagini si
fanno simboli e le associazioni d'idee nascono slegate e libere da qualsiasi
imposizione
Altro sottile accenno all'arte del surreale che si scorge dai suoi quadri,
è la presente costante della doppia cornice: un gioco fatto d'incastri e
scatole cinesi orchestrano in modo da ricordare quanto l'arte sia sempre
in bilico tra realtà e finzione.
La fictio però, è sfruttata da Minguzzi come un congelamento dell'istante
e dell'immagine rappresentata, in modo da spaesare l'osservatore
che ne resta conseguentemente attratto, quasi ipnotizzato.
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